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Devo ammettere che la sensazione del caldo è una delle mie preferite. È un po’ ormai che spero di aprire gli occhi la mattina e di ritrovarmi finalmente al mare con mia nonna che mi prepara il caffè, perchè guai se muovo un dito (e perchè in qualsiasi posto ci troviamo, la cucina è sua).
Sono già due i mesi di lockdown e questo è proprio il periodo in cui i programmi del week-end sarebbero tutte gite fuori porta. E se io potessi, in questo preciso istante sarei in campeggio in Veneto e per due motivi: prima di tutto perchè sono tre ore e mezzo di macchina, e poi perchè amo la vita campestre.
Ma dato che per ovvie ragioni non ci si può ancora spostare, mi sono chiesta dove sarei se potessi DAVVERO essere da qualche altra parte, qualsiasi.
Quindi oggi mi piacerebbe parlarvi della regione più orientale d’Italia: la Puglia. Dai tratti rocciosi e litorali sabbiosi, dove il mare è cristallino e non può stancare mai. Sono parecchie le città belle che vanta questa meravigliosa regione: partendo da Foggia, ad Ostuni, detta anche “città bianca” arrivando fino in Salento, meta super quotata dai ragazzi. Piccolo excursus: dovete sapere che il mio cognome è Montedoro, che non è altro che una piccolissima frazione che fa parte del comune di Palagianello, in provincia di Taranto. Per chi è stato in Puglia almeno una volta nella vita, non dovrò ricordare le rivalità che ci sono sempre state tra Tarantini e Baresi. Aimè, sarò anche di origine Tarantina ma mi sono innamorata di una città barese, Giovinazzo. (Non preoccupatevi per me, non firmerò questo articolo per non essere rintracciata 😆).

Giovinazzo è un incanto per la sua particolare posizione, con lungomari esposti sia a levante che a ponente. Senza perdere il suo carattere unico, negli ultimi anni ha deciso di crescere aggiungendo aree verdi e pedonali, inoltre guardando anche al futuro della mobilità con una pista ciclabile tra il paese e il porticciolo Santo Spirito di Bari. Con i suoi edifici che raccontano secoli di storia, un centro storico fortificato e la sua vista mare, non poteva non essere amata anche dal cinema che l’ha scelta come ambientazioni di svariate produzioni cinematografiche, quali: “Tutto l’amore che c’è” (2000), “L’uomo nero” (2009), entrambi diretti dal pugliese Sergio Rubini e “La ricotta e il caffè” e “Nomi e cognomi” di Sebastiano Rizzo.

NON SMETTERÒ DI SOGNARE, SOPRATTUTTO ORA!

Dunque, ora mi precipito li.

Il mio appartamento è ubicato nel centro storico, ultimo piano, con un terrazzo pieno di piante, di cui non mi occuperò io (non è che ho lasciato a casa il pollice verde, è che non l’ho proprio mai avuto),  esposto al sole nelle ore giuste.

La fortuna di essere all’ultimo piano è di poter godere della vista del centro, trionfo di decori e geometrie. Completamente in pietra bianca, questo appartamentino minimalista rispecchia perfettamente la mia idea di casa al mare.
Le vie della cittadina sono strette e mi ricordano quando da piccola io e papà le attraversavamo di mattina, lui che mi prendeva in spalle ed io che salutavo tutti dall’alto. Inoltre, se apro la finestra del soggiorno intravedo l’arco di Traiano, che si dice l’abbia voluto l’imperatore stesso per rafforzare la cinta muraria. Pensate che una volta era uno dei pochi punti di accesso della città.

E LA MIA LIBERTÀ IN QUESTA FASE, COSA COMPRENDE?

In questa fase di Lockdown in cui i ristoranti stanno riaprendo per dare la possibilità di consegnare cibo d’asporto, posso uscire e raggiungere in pochissimi metri l’Osteria Scvnazz per rimpinzarmi di riso patate e cozze sapendo che il pesce è sempre fresco e trattato nel migliore dei modi (no, non mi preoccuperò delle calorie quest’anno, vacanza + quarantena = me ne infischierò della prova costume). Altra fortuna di avere un terrazzo all’ultimo piano è quella di avere più probabilità di vedere il mare. Una delle particolarità della città è, come ho già accennato, quella di essere quasi completamente racchiusa nella cinta muraria, che si erge ai “confini” della città e che quindi non mi permette di vedere il mare dal suo inizio. Magari ora vi starete chiedendo perchè se posso scegliere dove essere, scelgo proprio un posto in cui non si vede il mare come in uno di quei resort sulla spiaggia alle Maldive. Forse ogni tanto ci si dimentica che le cose più semplici sono quelle che apprezziamo di più. Forse non posso vedere il suo infrangersi sugli scogli e la schiuma che si porta dietro, è vero, ma tanto altro si: ad esempio l’infinito che trasmette, la sua cattiveria nelle giornate no e il suo splendido colore al tramonto. Amo il mare proprio visto da qui, che non si fa vedere tutto ma che viene a trovami in casa ogni mattina con il suo odore che si mischia a quello del caffè.
Non posso non sottolineare quanto la mia quarantena sarebbe diversa, se la vivessi li.
Più descrivo questa splendida città e più me ne innamoro. Ricordo che qualche settimana fa si iniziava a parlare del fatto che quest’estate non sarà sicuramente possibile spostarsi dall’Italia e che quindi quest’anno ci dovremo “arrangiare così”. Certo, non poter decidere liberamente dove spendere le uniche due settimane di vacanza che ci sono concesse dopo un anno di lavoro non è di certo un’ottima notizia. Ma è altrettanto vero che l’Italia è bellissima!
De Gregori cantava “Viva l’Italia, l’Italia liberata, l’Italia del valzer, l’Italia del caffè. L’Italia derubata e colpita al cuore, viva l’Italia, l’Italia che non muore.” 
Potreste non credere a me, quando ve lo dico, ma a lui?
Dalila Montedoro

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