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Ciao! Sono Ilenia e sono una Graphic Designer.

Graphic Designer. Che termine!

Una delle più grandi difficoltà, aldilà della ricerca del lavoro stesso, è stato spiegare ad amici e parenti in cosa consiste il mio lavoro. O per lo meno, quello che volevo fare da grande.

Mio padre fa il carrozziere, tutti capiscono in cosa consiste il lavoro. Ci sono tantissimi lavori che hanno una collocazione precisa nel quotidiano di ognuno di noi e non hanno bisogno di molte spiegazioni. Tranne per chi fa l’ingegnere, in questo caso, anche se spiegato è difficile da comprendere. (ecco, qui mi sono immaginata una risata)

Subito dopo la mia laurea mio nonno mi chiese di fargli un disegno su un foglio. Alla mia domanda di cosa volesse che disegnassi e il perché, lui mi rispose: “Mi serve un disegno di quello che fai, così da spiegarlo a chi me lo chiede.” 

“Ah”, pensai.

Ma da un signore di 80 anni originario della Calabria, potevo anche aspettarmelo.

Il problema di spiegare il mio lavoro, non l’ho avuto solo con mio nonno o i miei genitori, ma anche con i miei coetanei.

“Ah quindi stai davanti al computer tutto il giorno? Che bella vita che fai”
“Vabbè, ma che ci vuole. Lo possono fare tutti”
“Si ma, esattamente cosa fai?”

La professione del Graphic Designer – progettista grafico – per fortuna oggi, anno 2020, si inserisce perfettamente nella società. Ma in realtà questa professione ha radici più antiche. È una materia che si è evoluta dal mondo della stampa, della tipografia ecc.

Un po’ di storia – sarò breve, giuro!

Molti pensano che la professione di grafico sia nata in Europa verso la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, durante la seconda rivoluzione industriale.

Con l’aumento della produzione di merci, del lavoro in serie e della concorrenza, le fabbriche avevano sempre più bisogno di comunicare un messaggio per richiamare l’attenzione del pubblico e spingerlo a comprare i prodotti.

I primi progettisti grafici erano soprattutto artisti visivi, basta pensare alle affiche (manifesti) disegnate da Toulouse-Lautrec per pubblicizzare il Moulin Rouge.

La curiosità per altre forme visive stava prendendo il sopravvento anche in Italia. Il fondatore del Futurismo Tommaso Filippo Marinetti, cominciò a usare i caratteri tipografici come elemento grafico.

Un altro impulso notevole all’importanza della figura del grafico fu dato dalla scuola Bauhaus, che introdusse il corso di Basic Design. Tra i teorici di questa disciplina vi sono state varie figure di rilievo, tra cui Vasilij KandinskijPaul Klee, Bruno Munari e molti altri.

 

Citando delle fonti attendibili – Wikipedia – ma parlando, senza fare troppi giri di parole:

“Il graphic designer è colui che opera nel campo del graphic design, avvalendosi in primo luogo delle sue conoscenze visive e tecniche.”

Eterni incompresi.

La parte complicata secondo me, è far capire che dietro la rappresentazione visiva c’è un pensiero, una componente progettuale che richiede tempo, ricerca e competenza.

Aspetti che non vengono presi in considerazione da chi non si occupa di questo lavoro.

Però, quanto mi piace!

Alla fine però in questa incomprensione giustificata di mio nonno o di altri, trovo la spinta per continuare ad amare questo lavoro. Più le persone non riescono a comprendere di cosa mi occupo e più vedo lo stupore nei loro occhi, quando si rendono conto delle capacità effettive che un grafico può avere e di cosa può fare.

È curiosità, passione, sfida, miglioramento.

Siate curiosi, sempre. – e non psicopatici con gli allineamenti

Ile

Ilenia Iannelli

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